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Fenomenologia del Motociclista

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Chi ha la sfortuna di possedere una patente di guida in questi tempi grigi sa di cosa sto parlando. Si tratta di una deformazione antropologica che si sta diffondendo a macchia d’olio, che i sociologi hanno cominciato a studiare nell’attesa di trovare una cura: il motociclismo.

Il portatore sano del motociclismo

Vittima della versione meno grave del virus endemico del motociclismo, il portatore sano presenta sintomi che gli permettono di vivere una vita quasi normale.  Egli usa la motocicletta per recarsi a lavoro, perché così non paga il parcheggio e salta tutte le code ai semafori. Per lui la moto è un mezzo utile a spostarsi. È detto anche motociclista normale. Purtroppo è quasi estinto.

Forme più gravi di motociclismo

Per quegli esemplari che chiameremo motociclisti integralisti la moto è un oggetto che trascende la realtà terrena. È una religione, una divinità, una ragione di vita e in certi casi di morte. Non a caso covano un odio ancestrale verso tutte le persone comuni, che ingenuamente credono che la motocicletta sia un mezzo di trasporto.

Ma i motociclisti integralisti odiano più chiunque altro i motociclisti normali. Quando un motociclista integralista incontra un motociclista normale solitamente lo scambia per uno dei suoi. Capita spesso dal benzinaio. L’integralista parcheggia vicino e attacca bottone, indica la moto dell’altro e pronuncia la frase in codice che usa per riconoscere i compagni: “Bella bimba”. Riportiamo a seguito il dialogo tipo fra il motociclista integralista (I) e il motociclista normale (N)

I: “C’hai sotto l’ Akrapovich?”

N: “Prego?”

I: “L’Akrapovich”

N: “Salute”

I: “Ma no! L’Akrapovich, la marmitta in fibra di titanio”

N: “No no, la marmitta ce l’ho normale”

I: “Ah. Bè capisco, col bici conviene”

N: “Che bici? Guarda che è una moto”

I: “Ma no, il bici, il bicilindrico. Non conviene modificarlo molto. La mia è un quadri, capita che picchi in testa quando la tiro un po’. Allora sotto ci ho messo l’intercooler raffreddato ad aria che mi livella un po’ la top speed, ma in compenso ho un grip della madonna che, quando piego, l’asfalto si prede paura e si sposta lui”

N: “Bravo bravo, si vede che te ne intendi. Senti, a proposito, mi daresti una mano a trovare il buco della benzina che lo confondo sempre e una volta ci ho messo l’antigelo e poi quando sono partito la marmitta sputava fiamme blu?”

A questo punto il motociclista integralista si rende conto che ha a che fare con un motociclista normale e cala un silenzio carico d’odio. Senza dire più mezza parola, l’integralista sale sulla moto e sparisce sgasando e lanciando silenziosi anatemi all’indirizzo dell’altro che nel frattempo ha trovato il buco giusto ma lo sta riempiendo di gasolio.

Principali tipi di motociclisti
1)Il passionale

Esempio di motociclista passionale

Il motociclista passionale nutre per il suo mezzo un amore carnale. È premurosissimo e ogni sabato pomeriggio lava la sua moto con acqua distillata, la asciuga con il phon e infine la lucida usando uno spazzolino di pelo di ermellino, per evitare le abrasioni. Non può tenere la moto nell’autorimessa perché è umido, così la parcheggia nella camera da letto del fratellino che deve adattarsi a dormire in garage. Se gli chiedete di farvi vedere la sua moto ve la mostra pieno di orgoglio, ma in questi casi non chiedete mai di provarla perché è molto geloso, e piuttosto che farvi fare il giro dell’isolato preferisce che dormiate con la sua ragazza. Se gli chiedete come mai va sulla moto vi parlerà di “amore” e “passione” e “colpo di fulmine”. Se gli chiedete come mai sta insieme alla sua fidanzata vi risponde: “Con qualcosa il sellino dietro lo devo pur riempire”.

2)Il motociclista festivo

Un motociclista festivo di domenica

Esemplare privo di sintomi gravi durante i giorni feriali, alle 8 del mattino del lunedì comincia a pianificare il giro della domenica pomeriggio. Infatti non esiste nessun imprevisto, contrattempo, terremoto, o decesso in famiglia che lo possa far rinunciare al giro domenicale. L’unico suo nemico è il maltempo. Per questo consulta ogni mezz’ora i dati delle previsioni del tempo, si guarda tutti i telegiornali, compresi i regionali, e il meteo sui siti dei Comuni che intende attraversare. Ogni volta che esce all’aperto scruta il cielo con aria competente e constata che la stabilità barometrica degli ultimi tre giorni e la totale assenza di correnti umide da sudovest escludono nella maniera più assoluta qualunque fenomeno piovoso per il weekend. E rassicura gli amici: “Domenica portati due uova, che col sole che farà ce le possiamo cuocere sul serbatoio”.

Infatti la domenica diluvia e il motociclista bestemmia San Brembo, protettore dei freni a disco. Lunedì il sole torna a splendere e il motociclista festivo riprende fiducioso a pianificare l’uscita della domenica successiva. E così via.

3)Lo stragista (o angelo della morte)

Uno stragista in azione

È l’esemplare più pericoloso e misterioso. Guida una motocicletta di grossa cilindrata e il suo hobby è sfrecciare a 320 all’ora in mezzo ai paesini di provincia. Corre come un pazzo sui rettilinei di campagna lasciandosi dietro una scia di morte fra topi, gatti, volpi, martore, ricci, bimbi e altra fauna, che sfrittella sotto il suo gommone anteriore. Ogni anno un motociclista stragista medio miete più vittime del tifo e del colera messi assieme, ed è stato calcolato che un solo stragista è più dannoso all’ecosistema del naufragio di una petroliera sottocosta. Sfortunatamente nessuno ha mai visto uno stragista. Almeno, non vivo, va troppo veloce per l’occhio umano. In compenso ne potete vedere quanti ne volete spiaccicati contro i guard-rail e i pali della luce.

4)Il competitivo

Il competitivo, detto anche motociclista celodurista, non va mai in moto da solo, ma sempre in gruppo. Il suo unico obiettivo è ricevere i complimenti dei compagni, per essere arrivato primo, per il sorpasso più riuscito, per la piega più estrema, per il trauma cranico più invalidante.

Motociclista competitivo alla guida di un’auto

Il competitivo crede di essere a Misano, e pur di ottenere il primato non esita a sorpassare a destra, a tagliare la strada agli avversari e a infilarsi di traverso nei tornanti.

Per il competitivo la narrazione è fondamentale. Se lo incontrate per strada vi abbranca e vi obbliga a sentire tre quarti d’ora di telecronaca della sua ultima scalata al col del Lys, con tanto di effetti sonori. Se è ispirato telefona a Loris Reggiani e lo costringe a fare il commento tecnico. Nei casi gravi vi mostra la marmitta rigata dall’asfalto durante le pieghe o pretende che tocchiate il copertone consumato.

Capita ogni tanto che due motociclisti competitivi si incontrino. Appena ciò avviene i loro amici più cari prenotano i crisantemi.

5)Il televisivo

Motociclista televisivo in salotto

Il motociclista televisivo è l’unico che non possiede una moto (non ha neanche la patente). In compenso sa tutto quello che c’è da sapere su tutte le motociclette in commercio e sui prototipi. Il suo weekend è completamente dedicato al seguire il motociclismo in Tv. Si prende il venerdì di ferie per seguire le prove libere della Superbike, della Moto 2 e della Moto Gp, al sabato segue le qualifiche e registra i tempi di tutti i piloti. La domenica stacca il telefono e chiude tutte le persiane. Ascolta la gara con le cuffie in stato di concentrazione tantrica, ed è in grado di percepire qualunque guasto solo sentendo il rumore del motore attraverso gli altoparlanti. È così competente che spesso dai box i meccanici lo chiamano per sapere se la moto dà segnali di avaria. È abbonato a tutte le testate specializzate, conosce a memoria gli albi d’oro di tutte le categorie e competizioni, dal cross alla Dakar alla Superbike.

6)Il motociclista senile

Motociclista senile, detto anche motociclista vecchio

Sindrome che si manifesta in età avanzata, il motociclismo senile manifesta i sintomi dopo il cinquantacinquesimo anno d’età, e di solito è correlato alla calvizie incipiente. Il soggetto percepisce l’età che avanza e per contrastarla acquista una moto, di solito di grossa cilindrata. La sua particolarità è che però, non essendo più giovane e sportivo, la attrezza con tutti i comfort e le comodità, col risultato di renderla simile a un pullman granturismo. Se vi capitasse di osservare una Yamaha R1 con montato su il parabrezza di un Califfone, un Kavasaki Ninja con un bagagliaio a rimorchio, oppure un Suzuki 750 con le rotelle, state pur certi che lì intorno troverete un motociclista senile.

La sua moto potrebbe raggiungere senza sforzo i 280 chilometri all’ora, ma non la vedrete mai superare i 60. Infatti il motociclista senile, anche noto come motociclista vecchio, non va mai oltre la terza e comunque ha ancora le strozzature e lo sorpassano perfino i contadini sull’Apecar. Il motociclista vecchio non ha mai guidato una moto da giovane. Quando parla con gli amici, comunque, assume l’aria navigata, si sfila il casco liberando la pelata scintillante, dà una pacca sulla sella e dice: “Me ne sto togliendo di soddisfazioni, con questa bestia”.

7)Il dongiovanni

Un dongionvanni in sella

L’unico motociclista che della sua moto non si cura di striscio. Se la compra esclusivamente per sfruttare la passione femminile per le due ruote. Appena incontra una ragazza chiede “Ci vieni a fare un giro?”. Lei, che per qualche misterioso enigma estrogeno appena sente i cilindri sbattere ha già le mutande bagnate, salta sul codino posteriore, si aggrappa agli addominali possenti del dongiovanni e prima del terzo semaforo gli ha già fatto due pompini.

8)Il rumoroso

Il mezzo tipico del motociclista rumoroso

Il più molesto dei motociclisti, il rumoroso appena acquista la moto per prima cosa estirpa il silenziatore e lo getta in un fiume. Dopodichè allenta tutti i bulloni del motore, dà cinque o sei picconate sul carburatore e al posto della marmitta mette una motofalciatrice. Nella moto non mette mai carburante normale, ma un preparato di sua invenzione composto per metà da benzina a novemila ottani e per metà da una miscela di cherosene, solvente nitro, minestra di fagioli e puntine da disegno. Tutto questo allo scopo di rendere la sua moto una catastrofe acustica.

Quando sente il rombo del suo motore il rumoroso si eccita sessualmente. Fortunatamente è molto meno pericoloso dello stragista o del competitivo: infatti è impossibile che non ci si accorga del suo arrivo. Venti minuti prima del suo passaggio potete sentire la sua moto avvicinarsi e avete tutto il tempo di mettervi in salvo.

Purtroppo il rumoroso presenta altri inconvenienti. Per esempio alla fine degli anni ’90 a Cremona si verificarono strani fenomeni: ogni mattina alla stessa ora si sentivano strani echi di tuoni e la gente apriva gli ombrelli temendo un temporale, anche se c’era un sole che neanche al Cairo. Si mobilitarono meteorologi e scienziati ma nessuno riuscì a venire a capo del mistero. Si venne poi a sapere che si trattava motociclista di Ferrara che ogni mattina accendeva la moto per recarsi a lavoro.

9)Il biposto

Motociclista biposto con passeggero

Il motociclista biposto è una variante pericolosa del motociclista competitivo. A differenza di quest’ultimo, che cerca di impressionare solo gli altri motociclisti, il biposto si concentra sul passeggero. Incontra un amico per strada e gli chiede con nonchalance se gli va di fare un “giretto”. “Così provo a portare un passeggero – si giustifica, timido – Sai, vado sempre da solo. Dai, che in una ventina di minuti abbiamo finito”. Sette ore dopo siete a Forte dei Marmi dopo un viaggio di 642 chilometri tutto su statale passato ad aggrapparvi al serbatoio con tutte le vostre forze, e le braccia danno i primi segni di cancrena. Ma questo è il meno. Il motociclista biposto, per mostrarvi la sua abilità, sorpassa in tutte le curve cieche che incontra invadendo la corsia opposta, e lungo il percorso almeno quindici auto e un sei furgoncini si buttano nel fosso per evitare lo scontro. Voi nel frattempo avete consumato tutte le preghiere riesumate dai tempi del catechismo. Allora il biposto si ferma e vi ammicca: “L’hai sentita la scarica di adrenalina eh?”. Voi eravate convinti che fosse diarrea, ma sperate che abbia ragione lui e che sia proprio adrenalina, quella nelle vostre mutande.

Dopodiché il biposto vi riporta a casa. Sono passati tre giorni e i vostri parenti preoccupati hanno chiamato Chi l’ha visto. Lui esclama: “È proprio vero che quando ti diverti il tempo vola!”, poi vi fa scendere dalla moto e salutandovi vi chiede cinque euro per la benzina.

10)Lo scooterista

Figlio di un dio minore del motociclismo, lo scooterista ha dai 13 ai 19 anni e guida un monomarcia che inquina come un’industria petrolchimica e fa più rumore di duecento motoseghe.

Lo scooteristi

Lo scooterista “prepara” sempre il suo mezzo. L’unico pezzo originale del suo motorino è la sella, il resto è tutto modificato, dal carburatore comprato al mercato nero alla marmitta rubata da una Tipo, fino ai fari fatti con le luminarie di Natale.

Il motore dello scooterista è piccolo, appena 50 cc, ma il suo mezzo, opportunamente modificato, può raggiungere i 170 chilometri all’ora in favore di vento. L’unico problema è che lo scooterista, per alleggerire il motorino di tutti i pesi superflui, smonta i freni. Quindi per fermarsi deve aspettare di finire la benzina o di sfracellarsi contro un paracarro. Considerato che il suo scooter consuma come un jet privato e che uno scooterista che si rispetti guida sempre senza mani, è altamente probabile che una delle due opzioni si verifichi prima di percorrere seicento metri.

11) BONUS: La Zavorrina

Motociclista con la sua Zavorrina

La zavorrina non è propriamente un motociclista. Il vero motociclista chiama così la sua compagna che si ostina a volerlo accompagnare nei suoi giri domenicali. Questo grazioso vezzeggiativo è utilizzato con grande tenerezza dal motociclista in presenza della sua lei, anche se lei solitamente viaggia intorno al quintale e in curva la moto sbanda. Quando invece la zavorrina resta a casa perché ha la febbre, il motociclista con gli amici si riferisce a lei con il più aderente termine “la Piaga”.

La funzione della zavorrina è pressoché nulla. Tuttavia, il motociclista, per puro spirito di compassione, usa vantarsi con gli amici delle qualità di lei, con frasi tipo “la mia zavorrina non ha mai paura e mi asseconda nelle curve, esaltando la tenuta”. Lei quando sente è felice e inconsapevole, e si vanta così: “Sono proprio una brava zavorrina”.

In realtà la zavorrina non serve a niente, il suo compito potrebbe essere comodamente svolto da un sacco di sabbia legato alla sella.

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