Fantozzi

Addio, merdaccia!

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“È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari

FANTOZZI RAGIONIER UGO

matricola 7829/bis, dell’ufficio sinistri. Lo piangono la moglie Pina, la figlia Mariangela, e tutta la Megaditta. Non fiori ma opere di bene”.

Che cosa vuole che le dichi, ragioniere, lei è morto. E questa volta è morto per davvero, e nessun angelico D’Alema, ancorché pennuto, potrà rimandarla quaggiù. È finita, Fantocci: se ne facci una ragione.

Ci pensi, in fondo non ha molto da rimpiangere: così come la sua vita, il suo funerale sarà un piccolo raduno di mediocrità e squallore.

Il suo umile feretro, con sopra il vecchio cappello di feltro, la matricola 7829 barra bis e il finto gagliardetto da azzurro di sci, verrà scortato da un breve corteo di individui e da una piccola nuvoletta scura carica di pioggia: per prima, come la testa di un serpente, di un brutto serpente, sfilerà la sua devotissima moglie Pina, con accanto la sua babbui…pardon, bambina, Mariangela, Bongo, Ughina e il resto del branco.

A seguire, fasciata nel vestito rosso che ai vecchi tempi le accendeva un fuoco dentro, verrà la sua fiamma di una vita, l’ormai sfiorita signorina Silvani, con l’orrido geometra Calboni. E, qualche passo indietro, quanto di più simile ad un amico lei abbia avuto, il ragionier Filini, commosso e con la salivazione leggerissimamente azzerata.

Ma ci saranno anche il Cavalier Catellani con la stecca da biliardo con su scritto “Win the best”, la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare con la bottiglia di champagne, il Mega Direttore Clamoroso Duca Conte Semenzara, con una mano sulle palle e l’altra, biforcuta nel gesto delle corna, contro la sua bara da menagramo.

Il tremendo Visconte Cobram verrà in bicicletta e il professor Guidobaldo Maria Riccardelli filmerà la triste processione con una vecchia cinepresa, col montaggio analogico, alla maniera del cinema cecoslovacco, in modo che la pellicola (una cagata pazzesca), possa venire proiettata ogni sabato pomeriggio per tutti gli impiegati della Megaditta.

Ci sarà la banda che suonerà la marcia funebre ma, avendo preso un altro impegno nel pomeriggio, barerà sui tempi e lascerà il funerale prima della fine, nel bel mezzo di Uacciuariuari. Rispettosamente, l’alano Ivan il terribile 32° seguirà la cerimonia sul sagrato, assieme all’ateo e reietto compagno Folagra e su di loro la nuvoletta, triste, continuerà il suo pianto dirotto.

In chiesa l’attenderanno il Mega Direttore Galattico, raccolto in francescano cordoglio sulla sua panca in pelle umana, e tutta la formazione degli Ammogliati listata a lutto, che reggeranno alta, a mo’ di vessillo, una corona di fiori con su scritto: “Vadi con Dio, Fantocci”. Durante le esequie, nelle ultime file, i colleghi dell’acquario dei dipendenti giocheranno a battaglia navale.

Perfino dalle guance del Cristo sull’altare scenderà lenta una lacrima per lei, ragioniere, lei che patì il suo stesso supplizio, per quanto non sul Golgota ma in sala mensa.

E, quando verrà il momento di tributarle l’ultimo saluto, tutti, i grandi come i piccoli, i ricchi come i poveri, i padroni come gli sfruttati, scandiranno insieme il loro addio, come un sol uomo, e due parole saliranno al cielo e la raggiungeranno, ovunque lei sarà, a imperitura memoria di ciò che lei è stato per tutti noi:

“Addio, Merdaccia”.

p.s. Ora posso dirglielo. L’ha fatto McKinley, il palo.

 

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