Il concerto dei Baustelle

Colpito da un senso di tragedia incombente sono andato a sentire un concerto dei Baustelle. L’ho fatto poco dopo aver scollinato i 30 anni, in un periodo un po’ così della vita. Il periodo che, sono certo, tutti prima o poi attraverserete. Il periodo in cui vengono a mancarti i punti di riferimento, ma la cosa non ti crea l’ansia che dovrebbe perché, in una certa zona del cucuzzolo, vengono a mancarti anche i capelli. Ed è quello è il tuo vero problema, non vedo chi possa contestarlo. Questo per

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crisi

Di quando è venuta la Crisi

Vi voglio raccontare una storia che mio nonno amava ripetere la sera, quando ero piccolo e ci stringevamo intorno al fuoco nel rifugio, mentre sopra risuonavano i tonfi sordi delle bombe a grappolo. Tanto tempo fa, il Paese era ricco e bello. La gente si alzava, e le famiglie facevano colazione tutti insieme mentre un sole amico disegnava coi palazzi morbide ombre lungo le strade delle città. Le mamme scaldavano il caffelatte e bambini rosei e paffuti mangiavano merendine industriali soffici e fragranti, buone come il pane della nonna ma

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Fantozzi

Addio, merdaccia!

“È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari FANTOZZI RAGIONIER UGO matricola 7829/bis, dell’ufficio sinistri. Lo piangono la moglie Pina, la figlia Mariangela, e tutta la Megaditta. Non fiori ma opere di bene”. Che cosa vuole che le dichi, ragioniere, lei è morto. E questa volta è morto per davvero, e nessun angelico D’Alema, ancorché pennuto, potrà rimandarla quaggiù. È finita, Fantocci: se ne facci una ragione. Ci pensi, in fondo non ha molto da rimpiangere: così come la sua vita, il suo funerale sarà un piccolo raduno di mediocrità

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